Eccomi tornata!
Tutti hanno bisogno di prendersi alle volte un po’ di pausa, il bello è che poi torniamo sempre. E visto il film che sto per trattare forse mi sono presa una pausa per potermi immergere in un bel sogno … un sogno che spero durerà tutta la vita!
Ma passiamo subito a un film che personalmente trovo meraviglioso!
Di solito mi diverte elaborare una mia personale critica, ma una carissima amica mi ha inviato questa critica davvero fatta bene.
Appartiene al seguente forum http://dvd.forumcommunity.net/?t=25120036&st=210 che non ho mai frequentato ma colgo l’occasione per ringraziare l’amico di Diane.Selwyn.
Orientarsi in Inception
Nonostante sia un film sostanzialmente lineare, vi sono aspetti che possono lasciare lo spettatore un po’ smarrito, specie alla prima visione. Ecco allora un breve vademecum, diviso in due parti, la prima senza spoiler, la seconda da leggere necessariamente dopo la visione.
- Inception si basa sul presupposto che esiste una tecnologia (il PASIV Device) che consente di condividere un sogno. Il team di Cobb (DiCaprio) utilizza tale tecnologia per fare spionaggio industriale. Il soggetto cui si vogliono carpire segreti viene prima addormentato, poi collegato al congegno assieme ai membri del team di Cobb. Una volta dentro il sogno è possibile ripetere l’operazione. Si ottiene così un sogno dentro il sogno. La vittima, se non è addestrata a questo tipo di “furto”, penserà di essere nel mondo reale, e non di stare sognando.
- In ogni sogno vi sono almeno quattro ruoli: la vittima (the subject o the mark), cioè colui a cui si vuole rubare un segreto; il sognatore (the dreamer), che è sempre un membro del team di Cobb; l’architetto (the architect), che progetta l’ambiente del sogno insegnandolo al sognatore ma non entra necessariamente nel sogno; l’estrattore (the extractor), che è sempre Cobb, il quale all’interno del sogno cerca il segreto e lo ruba.
- The Subject: all’inizio del film è Saito (Watanabe), nel colpo principale è sempre Fischer (Murphy). La vittima popola il sogno con il suo subconscio. Queste “proiezioni” del subconscio della vittima sono come anticorpi, e si ritorcono progressivamente contro il sognatore. Se la vittima è addestrata a difendersi da un tentativo di furto, queste proiezioni diventano vere e proprie guardie armate, da cui i membri del team di Cobb devono difendersi.
- Non ci si ricorda mai l’inizio di un sogno. In tutti i sogni e i livelli di sogno del film, la narrazione inizia in modo brusco, perché, come spiega Cobb ad Ariadne, non ci si ricorda mai l’inizio di un sogno. Questo è anche funzionale al montaggio che usano Nolan e Lee Smith nel film, un montaggio che gioca molto sull’omissione di particolari o segmenti di scene, nonché su vere e proprie ellissi.
- Dal sogno, a cose normali, si esce in tre modi: quando finisce l’effetto del siero, con un kick, o venendo uccisi.
- Il kick sfrutta la sensazione di cadere, che fa svegliare chi dorme. È usato per fare in modo che i membri del team di Cobb possano uscire dal sogno tutti insieme e prima della vittima (che si sveglia quando finisce l’effetto del siero e Cobb e i suoi se ne sono già andati). Per sincronizzare il kick viene usata la musica (il brano di Edith Piaf).
- Alcuni nomi hanno un perché:
Ariadne: con le sue domande, ci guida dentro il labirinto di Inception. Se ciò non bastasse, progetta lei stessa labirinti per il colpo principale.
Cobb: è un personaggio, o meglio il ladro, del primo film di Nolan, Following.
Mal: in francese significa…
Eames: dagli architetti Charles and Ray Eames.
HEAVY SPOILERS AHEAD • HEAVY SPOILERS AHEAD
- The Dreamer: all’inizio del film è Nash nel primo sogno, Arthur (Gordon-Levitt) nel sogno dentro il sogno. Anche nel colpo principale vi è un sognatore per ogni livello. Il modo più semplice per capire chi è il sognatore è guardare chi rimane a quel livello, senza scendere oltre. Quindi nel livello di Los Angeles sotto la pioggia il sognatore è Yusuf, il chimico; nel livello dell’hotel è Arthur; nel livello della fortezza sulla neve è Eames. Il sognatore deve restare nel suo livello per tutto il colpo: se vi esce il sogno collassa, e con esso collasserebbero tutti i livelli sotto a quello.
- Nel colpo principale, a causa del tipo di siero, se si viene uccisi nel sogno non ci si sveglia, ma si va nel Limbo.
- La dilatazione temporale: nel sogno il tempo scorre più lentamente. Quanto più lentamente? Dipende dal siero. Con un siero normale 5 minuti nella realtà corrispondono a 1 ora nel sogno. Ma in ogni caso, più si scende di livello, più il tempo si dilata ulteriormente. Si pensi alla musica. Il brano di Edith Piaf, al livello dell’hotel è a velocità normale, ma gli altri membri del team al livello della fortezza sulla neve lo sentono come se fosse al ralenty. Ancor più nel Limbo. In effetti, il tema di Hans Zimmer (che sentiamo anche in apertura sui loghi delle case di produzione) inizia con delle percussioni che non sono altro che la musica della canzone di Edith Piaf rallentata notevolmente. Vedi questo video esplicativo.
- Il Limbo. Nel Limbo non vi sono ruoli, è uno spazio comune. Qui il tempo scorre così lentamente che ci si dimentica di stare sognando. Se ne esce solo morendo, ma il difficile è prendere atto della propria situazione, decidendo di suicidarsi. Cobb e Mal vi restano 50 anni, poi Cobb decide di convincere Mal a suicidarsi azionando la trottola. La trottola è il totem di Mal, e se non cade significa che si sta sognando. Mal ha nascosto la trottola nella cassaforte per dimenticare di stare sognando. Cobb la trova, la aziona, e così facendo ricorda a Mal che stanno sognando. Tuttavia, una volta suicidatisi e tornati alla realtà, Mal è sempre convinta di stare sognando. L’idea che Cobb ha innestato a Mal nel Limbo è sopravvissuta: ciò è la dimostrazione che “Inception” è possibile. Credendo di essere ancora nel sogno, Mal si toglie la vita.
- Limbo e kick nel colpo principale. Quando Mal uccide Fischer nel livello della fortezza sulla neve, Fischer va nel Limbo. Poco dopo Saito muore e va nel Limbo anche lui. A questo punto Ariadne e Cobb li seguono nel Limbo (Eames non può seguirli, perché essendo il sognatore di quel livello deve rimanervi). Trovato Fischer nel Limbo, Ariadne lo getta nel vuoto: è un kick singolo, che serve a “resuscitarlo” nel livello immediatamente precedente (e non nella realtà), in modo che possa entrare nella camera-cassaforte e incontrare il padre. Fatto ciò Ariadne si getta a sua volta: è il kick generale, quello che coinvolge tutto il team e tutti i livelli. Tale kick (che corrisponde all’impatto del furgone con l’acqua nel primo livello, all’impatto dell’ascensore col suolo nel secondo livello, al crollo della fortezza sulla neve nel terzo livello) fa sì che Arthur, Eames, Fischer e Ariadne si risveglino nel livello del furgone, dove Yusuf li aspetta. Cobb, invece, ha deciso di rimanere nel Limbo per trovare Saito. Poiché Cobb ha “perso” il kick, il suo corpo nel livello del furgone muore per annegamento. Questo fa sì che egli torni nuovamente nel Limbo (infatti si ritrova sulla spiaggia). Cobb deve trovare Saito per ricordargli che sta sognando, e dunque per convincerlo ad uccidersi. Ma lui stesso ha difficoltà a ricordare perché sta cercando Saito. In ultima istanza sarà solo la trottola, azionata da Saito già nella scena di apertura, a ricordare a tutti e due che stanno sognando. A questo punto è presumibile che Saito spari prima a Cobb e poi a se stesso. Nolan qui opta per l’ellissi, tagliando bruscamente dalla trottola agli occhi di Cobb che si sveglia sull’aereo: l’impatto emotivo della scena è pazzesco, e secondo me già questo da un’indicazione sulla questione se l’ultima parte del film si svolga nel sogno o nella realtà.
Inception e il cinema, ovvero perché non ha la minima importanza se la trottola cade o no.
Se avete visto Inception, è probabile che voi e buona parte della vostra sala vi siate lasciati andare a un grido di sconforto sull’immagine di una trottola sul punto di cadere. Sul finale che ha lasciato gli spettatori di tutto il mondo con mille domande in testa si sono versati fiumi di inchiostro. Il partito della realtà e quello del sogno si sono scontrati con argomenti altrettanto solidi. “Voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere… ingannati.” E Inception è un film volutamente ingannevole, sia dal punto di vista visivo che da quello narrativo. E allora, Cobb è davvero riuscito ad abbracciare i suoi figli, o quello che vediamo alla fine non è altro che un ennesimo sogno? Poiché non credo che questa sia la questione centrale su cui discutere, la lascerò momentaneamente in sospeso. Il vero significato dei momenti finali del film, infatti, è un altro. Nel momento in cui Cobb, distolto lo sguardo dalla trottola e visti i volti dei figli, si lancia verso di loro per abbracciarli, l’inquadratura si risposta lentamente verso il tavolo, per culminare nel momento che ben conosciamo. Ma a quel punto, si badi bene, il movimento della trottola non è più rivolto a Cobb, che non ha bisogno di vedere cosa succederà: è rivolto a noi. La scelta di tagliare la scena prima della caduta della trottola non ha (per i motivi che esporrò più avanti) alcun effetto sull’interpretazione strettamente narrativa del film, ma è, direi cruciale, per quella metanarrativa. Non mostrando la caduta della trottola Nolan ci mette di fronte alla consapevolezza che ci siamo fidati per tutto il film del punto di vista di Cobb, senza metterne in dubbio le capacità di percezione della realtà. In un certo senso Nolan ci innesta un idea, un’idea molto semplice, che tutto ciò che credevamo essere la realtà era in realtà un sogno. Al tempo stesso, per come il punto di vista cambia nell’ultima inquadratura, Nolan ci ricorda anche che siamo seduti in una sala cinematografica, e che ciò che abbiamo visto nelle ultime due ore e mezzo è comunque un prodotto di fantasia. Ma ciò non ha la minima importanza.
Il significato ultimo di Inception, io credo, è che anche attraverso il sogno (nel nostro caso il cinema) può esservi comunque catarsi. Ci si immerge nelle vite di altri personaggi, se ne condividono i sogni, le speranze, gli amori, soffriamo con loro, piangiamo per loro, esultiamo per loro. Questa è la grande forza del cinema, onnipotente vettore di emozioni, questa è la forza di Inception. Nel punto di massima intensità del film, in una camera-cassaforte dai tratti kubrickiani, Robert Fischer ottiene la sua catarsi, risolvendo finalmente il suo rapporto col padre. Lo fa nel terzo livello di un sogno progettato da una squadra di ladri della mente allo scopo di fargli mandare a rotoli il suo impero societario, ma ciò rende forse il suo percorso di redenzione meno vero? Assolutamente no. Si può dire anzi che alla fine dei giochi sarà proprio lui, la vittima, a uscirne paradossalmente vincente, rinnovato, liberato dai demoni di un rapporto umano che altrimenti lo avrebbe segnato per sempre. Il percorso di Cobb non è dissimile. Lui pure si libera del demone della moglie non nel mondo reale, ma in quello del sogno.
Sceneggiatura e montaggio, ovvero l’arte dell’inganno
Come già accennato, Inception è costruito in modo tale da rendere lo spettatore vittima di un unico grande innesto di idea da parte del regista: che l’intero film sia un sogno. A convincere gradualmente di questa tesi sono tutta una serie di trucchi. Innanzi tutto quelli visivi, e in particolar modo due: i vestiti dei bambini che giocano nel prato e i vicoli labirintici di Mombasa. Durante l’inseguimento che si svolge in quest’ultima città, una telecamera riprende Cobb dall’alto, svelando una serie intricata di strade, insomma un labirinto, proprio come quelli progettati dal team di Cobb nella seconda parte del film. Sempre nella stessa scena Cobb rimane per alcuni secondi incastrato tra due muri vicinissimi: si tratta di una delle più comuni situazioni che si possono verificare durante un sogno. I vestiti dei bambini sono un trucco ancora più decisivo, perché il loro effetto è ampliato dall’uso caratteristico che Nolan fa del flashback in questo film. A questo proposito è opportuno aprire una parentesi. Quello che Nolan fa, sostanzialmente da Batman Begins in poi, è inserire nelle scene delle immagini che descrivono visivamente ciò che un personaggio sta dicendo o pensando. Nei due Batman e in The Prestige si tratta generalmente di pochi attimi, che possono o mostrare frammenti di scene passate, o momenti del tutto nuovi. Questa tecnica non influisce sulla continuità narrativa della scena, e deve infatti essere ben distinta dall’uso della narrazione a segmenti indipendenti e alternati che Nolan fa in Memento, The Prestige e nella prima metà di Batman Begins. Nel caso di Inception, come in quello di The Dark Knight, la narrazione è sempre lineare, ma scene del passato di Cobb vengono mostrate nei momenti in cui questi si confida con Ariadne. In più di un’occasione si può parlare di vero e proprio flashback, poiché la voce fuori campo di Cobb che racconta l’episodio ad Ariadne scompare per lasciare spazio al dialogo del flashback stesso. Un esempio è la scena del suicidio di Mal. La particolarità dell’utilizzo di questo tipo di flashback in Inception è che il passato di Cobb ci viene svelato solo un frammento alla volta, e più si va avanti, più il montaggio svela inquadrature e scene che nei flashback precedenti ci erano state nascoste. I figli di Cobb compaiono sia nei flashback brevi, sia in quelli lunghi, sia nei vari livelli di sogno come proiezioni generate dal subconscio di Cobb. In tutte queste loro manifestazioni, essi hanno gli stessi vestiti dell’ultima volta che Cobb li ha visti nel giardino di casa. In questo modo Nolan si assicura che memorizziamo bene la loro immagine, in modo da rendere l’inganno finale più convincente. Nell’ultima scena, infatti, almeno nove spettatori su dieci giureranno che i figli di Cobb indossano gli stessi vestiti del resto del film, con ciò avvalorando la tesi del sogno. Non è così, i due bambini sono chiaramente più grandi (infatti sono attori diversi) e indossano vestiti molto simili, ma indiscutibilmente diversi.
Questi sono solo due esempi, ma se ne possono citare altri. Ad esempio nella scena del suicidio Mal non è nella stanza, ma nella stanza di fronte, cosa molto strana che ci induce a dubitare sulla realtà della scena. Ugualmente Cobb è inseguito dagli uomini della Cobol (per i quali ha fallito il colpo all’inizio del film) come se si trattasse di proiezioni in un sogno.
Ma gli inganni di Inception non sono solo visivi. Anche i dialoghi sono costruiti in modo tale da farci sospettare che il film sia tutto un sogno, e che più che lineare la sua struttura sia semmai ciclica. Quando Saito propone a Cobb il lavoro mentre questi scende dal suo elicottero, i due si dicono:
Cobb: If I were to do this, if I even could do it, I’d need a guarantee. How do I know you can deliver?
Saito: You don’t. But I can. So, do you want to take a leap of faith? Or become an old man, filled with regret, waiting to die alone?
Nel resto del film Saito e Cobb hanno altri scambi di battute in cui ripetono queste stesse parole, spesso concludendo l’uno la frase dell’altro. Fin qui nulla di strano. La scena in cui Cobb recupera Saito nel Limbo, tuttavia, presenta alcune stranezze. Nel segmento della scena che vediamo in apertura di film, infatti, Saito dice:
Saito: Are you here to kill me? I know what this [the top] is. I’ve seen one before many, many years ago. It belonged to a man I met in a half-remembered dream. A man possessed of some radical notions.
Nel segmento che vediamo a fine film, invece:
Saito: Have you come to kill me? I’m waiting for someone.
Cobb: Someone from a half-remembered dream.
Saito: Cobb? Impossible. We were young men together. I’m an old man.
Cobb: Filled with regret…
Saito: …waiting to die alone.
Cobb: I’ve come back for you, to remind you of something. Something you once knew, that this world is not real.
Saito: To convince me to honor our arrangement.
Cobb: To take a leap of faith, yes. Come back, so we can be young men together again. Come back with me. Come back…
Come si vede l’inizio della scena è leggermente discordante, in questo caso addirittura è Cobb a fare sua una frase che all’inizio del film era pronunciata da Saito.
In modo altrettanto strano, prima di suicidarsi Mal prega Cobb di gettarsi con lei:
Mal: I’m asking you to take a leap of faith.
Cioè fa sua un’espressione introdotta nel film da Saito, e per giunta in un flashback. Secondo molti tutto ciò non fa che avvalorare la tesi del sogno, ma a me sembra evidente che Nolan giochi con le parole e con le immagini all’unico scopo di farci dubitare.
Inception e i totem, ovvero perché alla fine la trottola cadrà
Nel film si sottolinea a più riprese l’importanza del totem per il suo possessore. Questo ci porta a focalizzarci sul comportamento della trottola, e distoglie la nostra attenzione da altri particolari. Volendo, infatti, si potrebbe dire che il vero totem di Cobb non è la trottola, ma sono i suoi figli, di cui nei sogni non riesce mai a vedere i volti. Nella scena finale Cobb si disinteressa della trottola perché il volto dei figli è sufficiente a fargli capire di essere nella realtà.
Allo stesso modo Nolan inserisce nel film un elemento che ci consente, senza errori, di distinguere tra sogno e realtà: è quello che potremmo considerare il totem dello spettatore. È la fede di Cobb. Poiché Cobb indossa la fede solo nei sogni, in quanto in essi Mall è ancora viva, questo ci consente di affermare che le scene di Tokyo, Parigi e Mombasa corrispondono effettivamente alla realtà. Ma allora, vi chiederete, Cobb indossa o no la fede nella scena finale? Essendo Christopher Nolan uno stramaledetto genio, quella finale è l’unica scena che non fornisce un’inquadratura chiara della mano sinistra di Cobb. Di conseguenza, sebbene la fede consenta di affermare che il film non è tutto un sogno, essa non ci consente di affermare in tutta sicurezza che la scena finale non è un sogno.
Ma la grandezza di Inception sta anche qui. Una vera catarsi non è possibile se ci si affida solo alla ragione. A Cobb è sufficiente guardare negli occhi i suoi figli per convincersi di essere nel mondo reale. Il suo sguardo ci rivela che la sua odissea è terminata, che il suo lutto è superato e il senso di colpa rimosso.
Siamo nel mondo reale? Cobb crede di sì, e di conseguenza dobbiamo crederci anche noi.
So, do you want to take a leap of faith?