Filmografia

on 5 dicembre 2011 in cinema | No Comments »

Questo post è dedicato a tutti i miei corsisti di critica cinematografica (vecchi e nuovi) che in questi anni hanno pazientemente seguito le mie lezioni.

Di seguito trovate in ordine cronologico tutta la filmografia che ho utilizzato nel corso di questi anni, per alcuni film ho scritto giusto qualche riga per suggerire una chiave di lettura.

  • Nosferatu, regia di Friedrich Wilhelm Murnau, 1922

Film appartenente alla corrente dell’Espressionismo Tedesco. Murnau dovette chiamare il vampiro Conte Orlof per evitare una causa di plagio con Bram Stoker scrittore del romanzo Dracula. La prospettiva viene annullata utilizzando l’alternanza sullo sfondo di banco e nero e dalla sovrapposizione forzata di forme geometriche, tipiche della corrente Espressionista.

  • Ottobre, regia di Sergej M. Ejzenstejn, 1928

Montaggio ridondante e intellettuale, con immagini ripetute e associate ad altre che non hanno valore diegetico cioè all’interno del film, ma servono per dare spessore psicologico.

  • M il Mostro di Dusseldorf, regia di Fritz Lang, 1931
  • Quarto Potere, regia di Orson Welles, 1941
  • L’orgoglio degli Amberson, regia di Orson Welles, 1942
  • Nodo alla gola – Cocktal per un cadavere regia di Alfred Hitchcock, 1948

Il film narra l’uccisione di un ragazzo da parte di due suoi amici d’infanzia, il corpo viene nascosto in una cassapanca e poco dopo nell’appartamento si svolge un cocktail party al quale sono invitati i genitori e la fidanzata del morto e un loro ex-professore che rendendosi conto di alcune stranezze comincia ad indagare. Hitchcock reguì i caratteri del dramma teatrale chiamando un drammaturgo come scenografo e girando il film in un finto piano-sequenza: unì abilmente diversi piani sequenza girati su singoli rulli. Gli stacchi sono stati mascherati stringendo l’inquadratura su alcuni particolari.

  • Viale del Tramonto, regia di Billy Wilder, 1950

Uno sceneggiatore squattrinato incontra una diva del cinema muto, decaduta con l’avvento del sonoro, con l’offerta di scrivere un soggetto dedicato a lei lo scrittore si fa mantenete. L’attrice quando si rende conto che la sua fama è finita, in un attimo di follia, uccide lo sceneggiatore. Inizia con la voce over del protagonista che racconta di come sia finito morto nella piscina.

  • 2001 Odissea nello Spazio, regia Stanley Kubrick, 1968
  • L’ultima Tempesta, regia di Peter Greenaway, 1991

La parola viene ricondotta, come se fino a quel momento fosse stata esclusa, alla sua valenza originaria, riportata alla sua esperienza estetica, erotica, onirica e ludica.

  • Romeo + Giulietta, regia di Baz Luhrmann, 1996

Il film unisce i testi teatrali di Shakespeare con una forte ambientazione moderna. I personaggi sono caratterizzati per far esaltare i due clan e i due protagonisti. Il regista attraverso i versi dell’opera in una connotazione moderna costruisce uno sguardo tragicomico della società soprattutto giovane tipica degli anni 90’

  • Lola Corre, regia di Tom Tykwer, 1998

Lola ha venti minuti per trovare centomila marchi e salvare la vita al suo fidanzato Manni. La sua corsa è ripetuta tre volte, con varie peripezie e coincidenze che portano a esiti diversi. Girato e montato alla maniera frenetica di un videoclip, con inserti di disegno animato e sostenuto da musiche techno che inseriscono il film nell’ambientazione di una Berlino anni 90’ post muro.

  • Il Favoloso Mondo di Amelie, regia di Jean-Pierre Jeunet, 2002
  • L’Arca Russa, regia di Aleksandr Sokulov, 2002

Il film è girato interamente in digitale e poi fu riversato su pellicola. Si tratta di un eterno piano-sequenza girato all’interno dell’Ermitage, in un unità di tempo-luogo-azione che però ci permettono di scorrere 3 secoli di storia russa accompagnati da un misterioso e sconosciuto viaggiatore di cui si sente solo la voce e da un imprevisto compagno di viaggio. Risulta una visione di eccezionale grandezza e spettacolarità.

  • Dogville, regia di Lars Von Trier, 2003

Presentato in concorso al 56º Festival di Cannes. È stato seguito nel 2005 da Manderlay. Fanno parte dell’incompiuta trilogia USA – terra delle opportunità, che affronta il collasso sociale e gli effetti negativi del comportamento idealista. La quasi assenza di scenografia permette di valorizzare parol e gesti degli attori ed esaltare il ruolo psicologico dello spazio cinematografico. I personaggi sembrano vivere in una gabbia: nessuno può uscire, ma al tempo stesso a nessuno è permesso entrare liberamente senza pagarne un prezzo.

  • Bastardi senza gloria,  regia Quentin Tarantino, 2009

 

Ecco anche i film di cui si è semplicemente accennato e quelli che alcuni corsisti hanno usato come campo di prova:

  • Vincitori e vinti, regia di Stanley Kramer, 1961
  • Jules e Jim, regia di François Truffaut, 1962
  • Il vangelo secondo Matteo, regia di Pier Paolo Pasolini, 1964
  • La Stangata, regia di George Roy Hill, 1973
  • Barry Lyndon, regia di Stanley Kubrick, 1975
  • Mulholland Drive, regia di David Lynch, 2001
  • Se mi lasci ti cancello, titolo originale Eternal Sunshine of the Spotless Mind, regia di Michel Gondry, 2004
  • Nuovomondo, regia di Emanuele Crialese, 2006
  • 500 Giorni Insieme, regia di Marc Webb, 2009
  • Habemus Papam, regia di Nanni Moretti, 2011

 

A questo punto via libera a tutti i commenti!

 

Luciano Comida

on 26 settembre 2011 in libri | No Comments »

Circa un anno fa ho avuto la favolosa occasione di partecipare come relatrice alla manifestazione “L’autunno Profuma di Libro” che si svolse a Matera. Per me fu una delle esperienze più forti e coinvolgenti nella mia fin’ora breve carriera di scrittrice. Mi trovai seduta su un vero palchetto, con il mio nome scritto a chiare lettere su una targhetta. Io ero lì, seduta con quelli che per me erano veri scrittori e che mi trattavano come una loro collega e credetemi per me era come toccare il cielo!

Oggi voglio parlarvi di una persona fra quelle, una persona davvero unica.

Luciano Comida … Quando si è presentato lo confesso, ho pensato fosse Babbo Natale: la lunga barba, gli occhi vispi e il sorriso di un bambino.

Poi ho capito, lui è così: un adulto con l’anima di un ragazzo, sempre desiderosa di nuove storie, mai stanca di accendere la mente degli altri con la sua fantasia … i ragazzini erano totalmente rapiti da lui.

Lui diceva: “Gli effetti speciali di Hollywood sono banali, la mia mente, la mia fantasia può fare molto di più.” Io lo capivo e lo trovavo geniale.

Mi sentivo un topolino e lui invece mi faceva sentire un leone. Parlava con me di scrittura, mi dava consigli e mi faceva sentire davvero una collega. Per me è stato un incontro indimenticabile.

Luciano ci ha lasciati. Il 20 maggio 2010 il suo corpo stanco ha lasciato libera la sua fantasia sempre scalpitante.

E’ orribile saperlo troppo tardi, è orribile saperlo e sentirsi impotenti, desiderare far qualcosa e pensare che nulla sarà mai abbastanza.

Ma oggi ho deciso, so cosa posso fare: “Quando i GRANDI ci lasciano non scompaiono mai del tutto e tu Lucianoeri un GRANDE e i tuoi libri resteranno vivi per sempre!”

Prenderò ogni suoi libro, leggerò ogni sua parola, è così che si rendono immortali gli scrittori e credo sia un degno omaggio a Luciano, così sarà sempre con noi.

Questo post è tutto dedicato ai miei favolosi corsisti iscritti a Critica Cinematografica – corso base – presso Varese Corsi.

E’ giunto il momento di mettersi alla prova!

Ecco il programma della serata:

Film scelto da voi: RED di Robert Schwentke

Lunedì 23 ore 18:30 – tutti davanti al Multisala Impero di Varese per prendere i biglietti

Ore … beh appena dopo aver preso i biglietti … Aperitivo per chiacchierare di cinema, conoscersi e ridere!

Ore 20:00 Comincia il film!!! Ehi vi ricordate come analizzare? : D Godetevi la visione!!!

Dopo il film – secondo aperitivo! Per discutere di RED senza alcuna pietà!!!

Ecco di seguito alcune informazione che vi possono essere utili per l’analisi:

Trama del film Red:
Il film è tratto dall’omonimo fumetto scritto da Warren Ellis ed illustrato da Cully Hamner, pubblicato da DC Comics.
Paul Moses è un ex agente della CIA specializzato nelle cosiddette “operazioni in nero”. Vive isolato dal resto del mondo e comunica solo con pochissime persone. Quando Michael Beesley, il nuovo capo della CIA, viene a conoscenza dell’esistenza di Moses, di quello che ha fatto e degli scottanti segreti che detiene, decide di eliminarlo, mettendo sulle sue tracce un giovane killer agguerrito e iper-tecnologizzato.

REGIA: Robert Schwentke
SCENEGGIATURA: Erich Hoeber, Jon Hoeber

ATTORI: Bruce Willis, Morgan Freeman, Helen Mirren, John Malkovich, Mary-Louise Parker, Karl Urban, Julian McMahon, Richard Dreyfuss, Ernest Borgnine, Brian Cox, James Remar, Michelle Nolden

FOTOGRAFIA: Florian Ballhaus
MONTAGGIO: Thom Noble
PRODUZIONE: Di Bonaventura Pictures, Summit Entertainment
DISTRIBUZIONE: Medusa Film
PAESE: USA 2011
GENERE: Azione, Thriller
DURATA: 111 Min

Robert Schwentke (il regista) è di nazionalità tedesca, ma si è laureato alla Columbia College Hollywood di Los Angeles. Nel 1993 esordisce con un cortometraggio Heaven! La storia è quella di due uomini avidi che vogliono mettere le mani su dei soldi, ma hanno paura che la mafia si intrometta.

Alla fine degli anni Novanta torna in Germania, dove lavora come sceneggiatore televisivo, soprattutto in telefilm polizieschi. Successivamente si interessa ai thriller e nel cinema è ricordato soprattutto per il film Flightplane – mistero in volo con Jodie Foster.

Il database internazione di film www.imdb.com non dedica molto spazio a questo regista, ma potete visitare la sua scheda per avere un elenco completo della sua filmografia

http://www.imdb.com/name/nm0777881/

In alternativa il sito MyMovies (abbastanza attendibile) gli ha dedicato un buon articolo

http://www.mymovies.it/biografia/?r=17603

Buona lettura e … buona visione!

The Inception

on 6 aprile 2011 in cinema | No Comments »

Eccomi tornata!

Tutti hanno bisogno di prendersi alle volte un po’ di pausa, il bello è che poi torniamo sempre. E visto il film che sto per trattare forse mi sono presa una pausa per potermi immergere in un bel sogno … un sogno che spero durerà tutta la vita!

Ma passiamo subito a un film che personalmente trovo meraviglioso!

Di solito mi diverte elaborare una mia personale critica, ma una carissima amica mi ha inviato questa critica davvero fatta bene.

Appartiene al seguente forum http://dvd.forumcommunity.net/?t=25120036&st=210 che non ho mai frequentato ma colgo l’occasione per ringraziare l’amico di Diane.Selwyn.

Orientarsi in Inception

Nonostante sia un film sostanzialmente lineare, vi sono aspetti che possono lasciare lo spettatore un po’ smarrito, specie alla prima visione. Ecco allora un breve vademecum, diviso in due parti, la prima senza spoiler, la seconda da leggere necessariamente dopo la visione.

- Inception si basa sul presupposto che esiste una tecnologia (il PASIV Device) che consente di condividere un sogno. Il team di Cobb (DiCaprio) utilizza tale tecnologia per fare spionaggio industriale. Il soggetto cui si vogliono carpire segreti viene prima addormentato, poi collegato al congegno assieme ai membri del team di Cobb. Una volta dentro il sogno è possibile ripetere l’operazione. Si ottiene così un sogno dentro il sogno. La vittima, se non è addestrata a questo tipo di “furto”, penserà di essere nel mondo reale, e non di stare sognando.

- In ogni sogno vi sono almeno quattro ruoli: la vittima (the subject o the mark), cioè colui a cui si vuole rubare un segreto; il sognatore (the dreamer), che è sempre un membro del team di Cobb; l’architetto (the architect), che progetta l’ambiente del sogno insegnandolo al sognatore ma non entra necessariamente nel sogno; l’estrattore (the extractor), che è sempre Cobb, il quale all’interno del sogno cerca il segreto e lo ruba.

- The Subject: all’inizio del film è Saito (Watanabe), nel colpo principale è sempre Fischer (Murphy). La vittima popola il sogno con il suo subconscio. Queste “proiezioni” del subconscio della vittima sono come anticorpi, e si ritorcono progressivamente contro il sognatore. Se la vittima è addestrata a difendersi da un tentativo di furto, queste proiezioni diventano vere e proprie guardie armate, da cui i membri del team di Cobb devono difendersi.

- Non ci si ricorda mai l’inizio di un sogno. In tutti i sogni e i livelli di sogno del film, la narrazione inizia in modo brusco, perché, come spiega Cobb ad Ariadne, non ci si ricorda mai l’inizio di un sogno. Questo è anche funzionale al montaggio che usano Nolan e Lee Smith nel film, un montaggio che gioca molto sull’omissione di particolari o segmenti di scene, nonché su vere e proprie ellissi.

- Dal sogno, a cose normali, si esce in tre modi: quando finisce l’effetto del siero, con un kick, o venendo uccisi.

- Il kick sfrutta la sensazione di cadere, che fa svegliare chi dorme. È usato per fare in modo che i membri del team di Cobb possano uscire dal sogno tutti insieme e prima della vittima (che si sveglia quando finisce l’effetto del siero e Cobb e i suoi se ne sono già andati). Per sincronizzare il kick viene usata la musica (il brano di Edith Piaf).

- Alcuni nomi hanno un perché:
Ariadne: con le sue domande, ci guida dentro il labirinto di Inception. Se ciò non bastasse, progetta lei stessa labirinti per il colpo principale.
Cobb: è un personaggio, o meglio il ladro, del primo film di Nolan, Following.
Mal: in francese significa…
Eames: dagli architetti Charles and Ray Eames.


HEAVY SPOILERS AHEAD • HEAVY SPOILERS AHEAD

- The Dreamer: all’inizio del film è Nash nel primo sogno, Arthur (Gordon-Levitt) nel sogno dentro il sogno. Anche nel colpo principale vi è un sognatore per ogni livello. Il modo più semplice per capire chi è il sognatore è guardare chi rimane a quel livello, senza scendere oltre. Quindi nel livello di Los Angeles sotto la pioggia il sognatore è Yusuf, il chimico; nel livello dell’hotel è Arthur; nel livello della fortezza sulla neve è Eames. Il sognatore deve restare nel suo livello per tutto il colpo: se vi esce il sogno collassa, e con esso collasserebbero tutti i livelli sotto a quello.

- Nel colpo principale, a causa del tipo di siero, se si viene uccisi nel sogno non ci si sveglia, ma si va nel Limbo.

- La dilatazione temporale: nel sogno il tempo scorre più lentamente. Quanto più lentamente? Dipende dal siero. Con un siero normale 5 minuti nella realtà corrispondono a 1 ora nel sogno. Ma in ogni caso, più si scende di livello, più il tempo si dilata ulteriormente. Si pensi alla musica. Il brano di Edith Piaf, al livello dell’hotel è a velocità normale, ma gli altri membri del team al livello della fortezza sulla neve lo sentono come se fosse al ralenty. Ancor più nel Limbo. In effetti, il tema di Hans Zimmer (che sentiamo anche in apertura sui loghi delle case di produzione) inizia con delle percussioni che non sono altro che la musica della canzone di Edith Piaf rallentata notevolmente. Vedi questo video esplicativo.

- Il Limbo. Nel Limbo non vi sono ruoli, è uno spazio comune. Qui il tempo scorre così lentamente che ci si dimentica di stare sognando. Se ne esce solo morendo, ma il difficile è prendere atto della propria situazione, decidendo di suicidarsi. Cobb e Mal vi restano 50 anni, poi Cobb decide di convincere Mal a suicidarsi azionando la trottola. La trottola è il totem di Mal, e se non cade significa che si sta sognando. Mal ha nascosto la trottola nella cassaforte per dimenticare di stare sognando. Cobb la trova, la aziona, e così facendo ricorda a Mal che stanno sognando. Tuttavia, una volta suicidatisi e tornati alla realtà, Mal è sempre convinta di stare sognando. L’idea che Cobb ha innestato a Mal nel Limbo è sopravvissuta: ciò è la dimostrazione che “Inception” è possibile. Credendo di essere ancora nel sogno, Mal si toglie la vita.

- Limbo e kick nel colpo principale. Quando Mal uccide Fischer nel livello della fortezza sulla neve, Fischer va nel Limbo. Poco dopo Saito muore e va nel Limbo anche lui. A questo punto Ariadne e Cobb li seguono nel Limbo (Eames non può seguirli, perché essendo il sognatore di quel livello deve rimanervi). Trovato Fischer nel Limbo, Ariadne lo getta nel vuoto: è un kick singolo, che serve a “resuscitarlo” nel livello immediatamente precedente (e non nella realtà), in modo che possa entrare nella camera-cassaforte e incontrare il padre. Fatto ciò Ariadne si getta a sua volta: è il kick generale, quello che coinvolge tutto il team e tutti i livelli. Tale kick (che corrisponde all’impatto del furgone con l’acqua nel primo livello, all’impatto dell’ascensore col suolo nel secondo livello, al crollo della fortezza sulla neve nel terzo livello) fa sì che Arthur, Eames, Fischer e Ariadne si risveglino nel livello del furgone, dove Yusuf li aspetta. Cobb, invece, ha deciso di rimanere nel Limbo per trovare Saito. Poiché Cobb ha “perso” il kick, il suo corpo nel livello del furgone muore per annegamento. Questo fa sì che egli torni nuovamente nel Limbo (infatti si ritrova sulla spiaggia). Cobb deve trovare Saito per ricordargli che sta sognando, e dunque per convincerlo ad uccidersi. Ma lui stesso ha difficoltà a ricordare perché sta cercando Saito. In ultima istanza sarà solo la trottola, azionata da Saito già nella scena di apertura, a ricordare a tutti e due che stanno sognando. A questo punto è presumibile che Saito spari prima a Cobb e poi a se stesso. Nolan qui opta per l’ellissi, tagliando bruscamente dalla trottola agli occhi di Cobb che si sveglia sull’aereo: l’impatto emotivo della scena è pazzesco, e secondo me già questo da un’indicazione sulla questione se l’ultima parte del film si svolga nel sogno o nella realtà.

Inception e il cinema, ovvero perché non ha la minima importanza se la trottola cade o no.

Se avete visto Inception, è probabile che voi e buona parte della vostra sala vi siate lasciati andare a un grido di sconforto sull’immagine di una trottola sul punto di cadere. Sul finale che ha lasciato gli spettatori di tutto il mondo con mille domande in testa si sono versati fiumi di inchiostro. Il partito della realtà e quello del sogno si sono scontrati con argomenti altrettanto solidi. “Voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere… ingannati.” E Inception è un film volutamente ingannevole, sia dal punto di vista visivo che da quello narrativo. E allora, Cobb è davvero riuscito ad abbracciare i suoi figli, o quello che vediamo alla fine non è altro che un ennesimo sogno? Poiché non credo che questa sia la questione centrale su cui discutere, la lascerò momentaneamente in sospeso. Il vero significato dei momenti finali del film, infatti, è un altro. Nel momento in cui Cobb, distolto lo sguardo dalla trottola e visti i volti dei figli, si lancia verso di loro per abbracciarli, l’inquadratura si risposta lentamente verso il tavolo, per culminare nel momento che ben conosciamo. Ma a quel punto, si badi bene, il movimento della trottola non è più rivolto a Cobb, che non ha bisogno di vedere cosa succederà: è rivolto a noi. La scelta di tagliare la scena prima della caduta della trottola non ha (per i motivi che esporrò più avanti) alcun effetto sull’interpretazione strettamente narrativa del film, ma è, direi cruciale, per quella metanarrativa. Non mostrando la caduta della trottola Nolan ci mette di fronte alla consapevolezza che ci siamo fidati per tutto il film del punto di vista di Cobb, senza metterne in dubbio le capacità di percezione della realtà. In un certo senso Nolan ci innesta un idea, un’idea molto semplice, che tutto ciò che credevamo essere la realtà era in realtà un sogno. Al tempo stesso, per come il punto di vista cambia nell’ultima inquadratura, Nolan ci ricorda anche che siamo seduti in una sala cinematografica, e che ciò che abbiamo visto nelle ultime due ore e mezzo è comunque un prodotto di fantasia. Ma ciò non ha la minima importanza.
Il significato ultimo di Inception, io credo, è che anche attraverso il sogno (nel nostro caso il cinema) può esservi comunque catarsi. Ci si immerge nelle vite di altri personaggi, se ne condividono i sogni, le speranze, gli amori, soffriamo con loro, piangiamo per loro, esultiamo per loro. Questa è la grande forza del cinema, onnipotente vettore di emozioni, questa è la forza di Inception. Nel punto di massima intensità del film, in una camera-cassaforte dai tratti kubrickiani, Robert Fischer ottiene la sua catarsi, risolvendo finalmente il suo rapporto col padre. Lo fa nel terzo livello di un sogno progettato da una squadra di ladri della mente allo scopo di fargli mandare a rotoli il suo impero societario, ma ciò rende forse il suo percorso di redenzione meno vero? Assolutamente no. Si può dire anzi che alla fine dei giochi sarà proprio lui, la vittima, a uscirne paradossalmente vincente, rinnovato, liberato dai demoni di un rapporto umano che altrimenti lo avrebbe segnato per sempre. Il percorso di Cobb non è dissimile. Lui pure si libera del demone della moglie non nel mondo reale, ma in quello del sogno.


Sceneggiatura e montaggio, ovvero l’arte dell’inganno

Come già accennato, Inception è costruito in modo tale da rendere lo spettatore vittima di un unico grande innesto di idea da parte del regista: che l’intero film sia un sogno. A convincere gradualmente di questa tesi sono tutta una serie di trucchi. Innanzi tutto quelli visivi, e in particolar modo due: i vestiti dei bambini che giocano nel prato e i vicoli labirintici di Mombasa. Durante l’inseguimento che si svolge in quest’ultima città, una telecamera riprende Cobb dall’alto, svelando una serie intricata di strade, insomma un labirinto, proprio come quelli progettati dal team di Cobb nella seconda parte del film. Sempre nella stessa scena Cobb rimane per alcuni secondi incastrato tra due muri vicinissimi: si tratta di una delle più comuni situazioni che si possono verificare durante un sogno. I vestiti dei bambini sono un trucco ancora più decisivo, perché il loro effetto è ampliato dall’uso caratteristico che Nolan fa del flashback in questo film. A questo proposito è opportuno aprire una parentesi. Quello che Nolan fa, sostanzialmente da Batman Begins in poi, è inserire nelle scene delle immagini che descrivono visivamente ciò che un personaggio sta dicendo o pensando. Nei due Batman e in The Prestige si tratta generalmente di pochi attimi, che possono o mostrare frammenti di scene passate, o momenti del tutto nuovi. Questa tecnica non influisce sulla continuità narrativa della scena, e deve infatti essere ben distinta dall’uso della narrazione a segmenti indipendenti e alternati che Nolan fa in Memento, The Prestige e nella prima metà di Batman Begins. Nel caso di Inception, come in quello di The Dark Knight, la narrazione è sempre lineare, ma scene del passato di Cobb vengono mostrate nei momenti in cui questi si confida con Ariadne. In più di un’occasione si può parlare di vero e proprio flashback, poiché la voce fuori campo di Cobb che racconta l’episodio ad Ariadne scompare per lasciare spazio al dialogo del flashback stesso. Un esempio è la scena del suicidio di Mal. La particolarità dell’utilizzo di questo tipo di flashback in Inception è che il passato di Cobb ci viene svelato solo un frammento alla volta, e più si va avanti, più il montaggio svela inquadrature e scene che nei flashback precedenti ci erano state nascoste. I figli di Cobb compaiono sia nei flashback brevi, sia in quelli lunghi, sia nei vari livelli di sogno come proiezioni generate dal subconscio di Cobb. In tutte queste loro manifestazioni, essi hanno gli stessi vestiti dell’ultima volta che Cobb li ha visti nel giardino di casa. In questo modo Nolan si assicura che memorizziamo bene la loro immagine, in modo da rendere l’inganno finale più convincente. Nell’ultima scena, infatti, almeno nove spettatori su dieci giureranno che i figli di Cobb indossano gli stessi vestiti del resto del film, con ciò avvalorando la tesi del sogno. Non è così, i due bambini sono chiaramente più grandi (infatti sono attori diversi) e indossano vestiti molto simili, ma indiscutibilmente diversi.
Questi sono solo due esempi, ma se ne possono citare altri. Ad esempio nella scena del suicidio Mal non è nella stanza, ma nella stanza di fronte, cosa molto strana che ci induce a dubitare sulla realtà della scena. Ugualmente Cobb è inseguito dagli uomini della Cobol (per i quali ha fallito il colpo all’inizio del film) come se si trattasse di proiezioni in un sogno.
Ma gli inganni di Inception non sono solo visivi. Anche i dialoghi sono costruiti in modo tale da farci sospettare che il film sia tutto un sogno, e che più che lineare la sua struttura sia semmai ciclica. Quando Saito propone a Cobb il lavoro mentre questi scende dal suo elicottero, i due si dicono:

Cobb: If I were to do this, if I even could do it, I’d need a guarantee. How do I know you can deliver?
Saito: You don’t. But I can. So, do you want to take a leap of faith? Or become an old man, filled with regret, waiting to die alone?

Nel resto del film Saito e Cobb hanno altri scambi di battute in cui ripetono queste stesse parole, spesso concludendo l’uno la frase dell’altro. Fin qui nulla di strano. La scena in cui Cobb recupera Saito nel Limbo, tuttavia, presenta alcune stranezze. Nel segmento della scena che vediamo in apertura di film, infatti, Saito dice:

Saito: Are you here to kill me? I know what this [the top] is. I’ve seen one before many, many years ago. It belonged to a man I met in a half-remembered dream. A man possessed of some radical notions.

Nel segmento che vediamo a fine film, invece:

Saito: Have you come to kill me? I’m waiting for someone.
Cobb: Someone from a half-remembered dream.
Saito: Cobb? Impossible. We were young men together. I’m an old man.
Cobb: Filled with regret…
Saito: …waiting to die alone.
Cobb: I’ve come back for you, to remind you of something. Something you once knew, that this world is not real.
Saito: To convince me to honor our arrangement.
Cobb: To take a leap of faith, yes. Come back, so we can be young men together again. Come back with me. Come back…

Come si vede l’inizio della scena è leggermente discordante, in questo caso addirittura è Cobb a fare sua una frase che all’inizio del film era pronunciata da Saito.

In modo altrettanto strano, prima di suicidarsi Mal prega Cobb di gettarsi con lei:

Mal: I’m asking you to take a leap of faith.

Cioè fa sua un’espressione introdotta nel film da Saito, e per giunta in un flashback. Secondo molti tutto ciò non fa che avvalorare la tesi del sogno, ma a me sembra evidente che Nolan giochi con le parole e con le immagini all’unico scopo di farci dubitare.


Inception e i totem, ovvero perché alla fine la trottola cadrà

Nel film si sottolinea a più riprese l’importanza del totem per il suo possessore. Questo ci porta a focalizzarci sul comportamento della trottola, e distoglie la nostra attenzione da altri particolari. Volendo, infatti, si potrebbe dire che il vero totem di Cobb non è la trottola, ma sono i suoi figli, di cui nei sogni non riesce mai a vedere i volti. Nella scena finale Cobb si disinteressa della trottola perché il volto dei figli è sufficiente a fargli capire di essere nella realtà.
Allo stesso modo Nolan inserisce nel film un elemento che ci consente, senza errori, di distinguere tra sogno e realtà: è quello che potremmo considerare il totem dello spettatore. È la fede di Cobb. Poiché Cobb indossa la fede solo nei sogni, in quanto in essi Mall è ancora viva, questo ci consente di affermare che le scene di Tokyo, Parigi e Mombasa corrispondono effettivamente alla realtà. Ma allora, vi chiederete, Cobb indossa o no la fede nella scena finale? Essendo Christopher Nolan uno stramaledetto genio, quella finale è l’unica scena che non fornisce un’inquadratura chiara della mano sinistra di Cobb. Di conseguenza, sebbene la fede consenta di affermare che il film non è tutto un sogno, essa non ci consente di affermare in tutta sicurezza che la scena finale non è un sogno.
Ma la grandezza di Inception sta anche qui. Una vera catarsi non è possibile se ci si affida solo alla ragione. A Cobb è sufficiente guardare negli occhi i suoi figli per convincersi di essere nel mondo reale. Il suo sguardo ci rivela che la sua odissea è terminata, che il suo lutto è superato e il senso di colpa rimosso.
Siamo nel mondo reale? Cobb crede di sì, e di conseguenza dobbiamo crederci anche noi.

So, do you want to take a leap of faith?

Questa è proprio buffa!

Me ne sto spaparanzata sul divano a fare ricerche vaghe in internet, quando l’agenzia ANSA decide di mandarmi questo sms:

“Svelata dopo 125 anni la ricetta top secret della coca-cola: rintracciata in un articolo pubblicato nel 1979 ad Atlanta.”

Beh che vi aspettate, sono curiosa come tutti! Ho cominciato a navigare in cerca dell’articolo completo e questo è quello che ho trovato da www3.lastampa.it (questo è il link dell’articolo http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/389061/ )

L’ingrediente misterioso, “7X”,
pubblicato 32 anni fa
su un giornale di Atlanta
Lista e dosi su un sito Usa

ROMA
La ricetta della Coca-Cola è uno dei segreti commerciali più gelosamente custoditi al mondo: chiusa in un caveau di una banca americana ad Atlanta, con solo due dipendenti del colosso Usa, uno alla volta, autorizzati a conoscerne gli ingredient. E invece, adesso, il segreto è crollato. La ricetta è stata scoperta dal sito Usa Thisamericanlife in un giornale del 1979.

Segreto svelato, quindi, 125 anni dopo l’arrivo della Coca-Cola sul mercato, per mano del farmacista John Pemberton: il sito ha infatti rintracciato un articolo pubblicato 32 anni fa da un giornale locale di Atlanta, Atlanta Journal-Constitution, in cui, a pagina 28, appare la lista degli ingredienti e delle rispettive dosi.

La ricetta sarebbe stata scritta da un amico di Pemberton, che precisa come gli ingredienti della Coca-Cola siano «aromi naturali, compresa la caffeina, insieme ad acqua gassata, zucchero, acido fosforico e coloranti». La formula riporta le dosi esatte anche delle essenze necessarie per ottenere l’ingrediente segreto della Coca Cola, indicato come 7X. Sebbene rappresenti solo l’1% della bevanda, infatti, sarebbe proprio 7X a conferire alla famosa bevanda il suo inimitabile sapore.

Il sito ha quindi chiesto allo storico Mark Pendegrast, autore di una storia della bevanda, di valutare l’autenticità del testo: «Credo sia sicuramente una versione della formula». Se dovesse risultare vera, sarebbe così stata svelata la formula segreta di uno dei marchi più prestigiosi al mondo. – fine articolo -

Ebbene signori e signore, che posso dire, è finita un’epoca! …. Uhm onestamente non sono una grande fan della Coca-cola … è che non mi piacciono molto le cose gassate, forse ho già troppe bollicine nella testa che mi bastano le mie!

Quello che mi lascia un po’ perplessa è che mi aspettavo una caccia al tesoro più affascinante, che sò strani codici da decifrare, nomi criptici … Invece … ” in un articolo pubblicato 32 anni fa da un giornale locale di Atlanta, Atlanta Journal-Constitution, in cui, a pagina 28, appare la lista degli ingredienti e delle rispettive dosi. ”

Ma è come dire che la ricetta è stata scoperta 32 anni fa!!!!!

Pensate, il giornale di Atlanta aveva sveltato una cosa così sorprendete e nessuno lo aveva cagato, poi arrivano questi fighi di internet, scoppiazzano il loro articolo, chiamano i grandi esperti e mettono in piedi uno staff da CSI e voilà anche oggi abbiamo reso elettrizzante la giornata di noi poveri comuni mortali!

Dite la verità quanto ci avete pensato oggi alla scoperta della ricetta della coca-cola?

Eh … signori e signore è finita un’epoca!

Venerdì scorso com’è mia consuetudine mi sono recata al mercato. Lo so che state pensando tutti la stessa cosa, la stessa identica che pensa mio fratello e che gli provoca quella risatina beffarda. Lui sostiene che sono nata vecchia. Perchè tutti i venerdì mattina vado al mercato, perchè faccio la pasta in casa e il pane e perchè ho un forno gigante abbastanza grande per un bambino di quattro anni e questo mi fa sembrare la strega cattiva di Hansel e Gretel.

Beh ma non è delle mie buone, cattive o improbabili abitudini di cui oggi voglio parlare (tanto lui non smetterà quella sua risatina beffarda … acc … ndr.)

Il fatto curioso è che venerdì il mio fidanzato aveva stranamente un giorno libero e l’ho convinto a venire con me.

A questo punto devo spiegarvi qualcosa di Mauro. Iniziamo col dire che è un ingegnere informatico, quindi è molto razionale, pragmatico e preciso. Dall’altra parte per stare con me doveva avere qualcosa di anomalo, come un’ottima dose di sensibilità e pazzia.

Noi funzioniamo come due composti in grado di amalgamarsi perfettamente e creare ogni volta qualcosa di nuovo.

E questo esempio chimico calza a pennello perchè mentre io ero a caccia delle mie olive preferite il mio caro fidanzato ha deciso di mettermi al corrente dei grandi esperimenti del CERN di Ginevra, e mi ha raccontato la storia del timido anti-idrogeno: che tutti volevano e nessuno vedeva e che solo per pochi secondi è comparso per fare ciao!

In sostanza la storia è davvero questa, ma l’antimateria ho scoperto che è una gran figata!

Vediamo se ho capito bene.

In origine doveva esserci tanta anti-materia quanta materia, il problema è che difronte alla materia l’anti-materia annichilisce (si disintegra) e questo se avviene in grosse quantità provoca dei buchi neri.

Beh nel nostro caso se ho ben capito si è creato il Big Bang.

Così vince la materia. Urrà! E tutto quello che noi vediamo nel nostro mondo è composto da materia e segue determinate leggi che noi abbiamo scoperto grazie alla fisica. Happiness!

Ma torniamo alla nostra timida anti-materia, che credo si senta un po’ inferiore rispetto alla materia. Sapete un po’ come l’amica sfortunata e bruttina di fronte all’amica simpatica e reginetta della scuola. E sì sa come va a finire la storia: l’amica sfortunata si incazza di brutto e finisce per fare un gran casino!

Okay sconsiglio vivamente ad ogni esperto in materia di leggere questo articolo, i contenuti potrebbero causare shock permanenti.

La nostra storia prosegue però proprio con certi curiosi esperti che cominciano a trovare in giro per l’universo le tracce dell’anti-materia e visto le sue strane carattersitiche non è certo facile, questa scappa ogni volta! Finchè un giorno … BHAM! … Ecco che l’anti-materia in un attimo di autostima (172 millesecondi) decide di vestirsi da anti-idrogeno e di farsi vedere in una “fiammata giallognola” e come già anticipato, fa ciao-ciao e come suo solito se ne va! FINE

Bene, beh, per correttezza vi segnalo due link dove la vicenda è spiegata in maniera più seria di come lo sto facendo io, ma vi avverto mancano tutti i miei puntini esclamativi.

http://www.tecnocino.it/articolo/cern-ginevra-l-anti-idrogeno-in-gabbia/24671/

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1345605

Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’àncora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie.

- Oscar Wilde -

1 anno fa …

on 18 novembre 2010 in libri | No Comments »

Un anno fa si realizzava il sogno che fin da bambina avevo coltivato.

Un anno fa Daisy, dopo mesi, anni, di buio e lunghe chiacchierate solo tra me e lei, riesce finalmente a farsi conoscere.

Un anno fa River Tide entra ufficialmente a far parte dei paesi immaginari della nostra fantasia.

Un anno fa i segreti dei suoi abitanti vengono svelati alla luce del sole.

Un anno fa Benvenuta Sotto le Stelle diventa realtà.

Un anno sono tante le parole che vengono dette, ma ce n’è una che può riassumere tutto questo. Una semplice parola che a volte è troppo sottovalutata.

GRAZIE!

Non approvo, né disapprovo mai nulla che sia nuovo. E’ un atteggiamento assurdo nel confronti della vita. Non siamo stati mandati nel mondo per sfoggiare i nostri pregiudizi morali. Non dedico mai attenzione a ciò che la gente volgare dice e non oppongo mai obiezioni a quello che le persone affascinanti fanno.

- Oscar Wilde -

Il mensile di dibattito culturale “Bottega Scriptamanent” ha dedicato un suo articolo a Benvenuta Sotto le Stelle!

Ringrazio tantissimo Mria Grazia Franzè, che purtroppo non conosco personalmente, ma ho apprezzato moltissimo la sua recensione e il suo tentativo di capirmi attraverso le mie parole. E come di ce lei … non vi resta che leggere per capire!

http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=971